Il porfido, una roccia speciale

C'era una volta ... il porfido
300 milioni di anni fa sulla Terra esisteva un unico continente, la Pangea, bagnato da un unico grande mare, la Panthalassa. La Pangea iniziò lentamente a lacerarsi in due parti e nel punto di rottura la crosta terrestre si assottigliò creando grandi depressioni che tendevano a fratturarsi. Da qui il magma poteva fuoriuscire generando lave e piroclastiti (ceneri e lapilli) che riempirono gli avvallamenti.
 
In Trentino questo evento è testimoniato dalle rocce del Gruppo Vulcanico Atesino di cui fa parte il Porfido (ignimbrite riolitica) che vedete di fronte a voi. È il prodotto di un’attività vulcanica fortemente esplosiva che ha portato al collasso dell’edificio vulcanico stesso e alla formazione di un’enorme caldera, successivamente riempita da ceneri e brandelli di lava incandescente.
 
Caratteristiche del porfido Trentino
Stratificazione: dovuta alle fessurazioni che si formano a seguito delle contrazioni del magma in fase di raffreddamento. L’attività estrattiva è possibile proprio grazie a questa naturale suddivisione in lastre.
 
Componente vetrosa: dovuta al rapido raffreddamento del magma. Consente di lavorare il porfido con tecniche simili a quelle usate per il taglio del vetro.
Durezza: legata alla composizione mineralogica e in particolare all’alto contenuto di silice (70% del peso totale). È una delle proprietà più apprezzate del porfido fin dall’antichità.
Nuances: i diversi colori del porfido (ruggine, viola, grigio) sono dovuti alla composizione mineralogica e all’azione dei fluidi che attraversavano il magma in fase di raffreddamento.
Rugosità superficiale: è la traccia del movimento della lava impressa sulla roccia. Questa proprietà naturale conferisce un buon attrito alle pavimentazioni in porfido.
 
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