La Polsa e il Castel del Pepe

Un tempo non c’erano mezzi e strade che permettessero di raggiungere il “posto di lavoro” comodamente e rapidamente, esistevano solo vie sterrate e sentieri spesso lunghi e impegnativi. C’era chi andava in campagna a coltivare la terra, chi si occupava dello sfalcio dei prati e della fienagione, chi si recava nei boschi per provvedere alla legna e chi andava in cava. Una volta giunti al lavoro non si rientrava fino a sera: erano i più piccoli a portare il pranzo ai propri padri, fratelli, zii, nonni. Quando la meridiana segnava una certa ora i bambini caricavano in
spalla il “cestòn” contenente un “manipolo” che avvolgeva della polenta, la “gamela” con la minestra e il “cafèvin” e si recavano dai propri cari per consumare con loro il pasto. Dopo otto ore di pesante lavoro, si ritornava a piedi o con il carro verso casa, fermandosi ove il sentiero lo permetteva a “polsar”, cioè a riposare. Ci si appoggiava su un grande macigno, come le rocce di porfido ai vostri piedi, o ci si sdraiava all’ombra di una pianta.
 
Oggi questa “polsa” permette a chi vi si ferma di godere di una magnifica vista sulla Valle di Cembra e sul castagneto, uno dei tanti beni che il benefattore biano Antonio Gilli, detto Pepe, cedette alla comunità di Albiano.
 
Nei pressi del castagneto c’è una piccola radura dove un tempo si trovava il fantomatico “Castel del Pepe”, luogo emblematico di cui si conosce poco, ma celebre fra i paesani di Albiano per il rito del Tratamarz. Ogni anno, i primi tre giorni di marzo i coscritti si recavano al Castel del Pepe per proclamare attraverso la “lora”, un grosso imbuto di rame, i nomi delle coppie di fidanzati, vere o burlescamente inventate per intrattenere la gente del paese e soddisfare le orecchie dei più curiosi.