Gli impianti a Stava

La Società Montecatini, attorno al 1960, decise di produrre fluorite pura al 97-98 per cento, utile per l'industria chimica, e di aumentare la produzione fino a 200 tonnellate al giorno. Per entrambi questi motivi la lavorazione fu trasferita dalla valle del rio Gambìs alla valle di Stava.
 
Furono scavate nuove gallerie di miniera che permettevano di accedere direttamente al filone, furono costruite una nuova teleferica per il trasporto del materiale estratto in miniera e una seggiovia per il trasporto dei minatori dagli impianti di lavorazione alle nuove gallerie di miniera a quote diverse fra 1550 e 1787 metri s.l.m. Nel 1971 le gallerie più basse furono collegate all’impianto di lavorazione anche con un piano inclinato.
Furono acquistati dal Comune di Tesero e disboscati oltre 3 ettari e mezzo di terreno sul fianco della montagna a quota 1420 metri sul mare dove furono costruiti i nuovi impianti di lavorazione. La Società Trentina di Elettricità costruì una linea elettrica a 20 kV da Lago di Tesero a Pozzole per fornire energia agli impianti e alla miniera. Venne costruito un acquedotto con portata di 65 litri al secondo, con una presa sul rio Stava poco a valle di Pampeago, per portare all’impianto l’acqua necessaria per il trattamento mediante flottazione.
 
Rispetto al sistema gravimetrico, un impianto di flottazione necessita infatti di molta acqua (10 metri cubi in media per tonnellata di roccia) e, a poca distanza, di un luogo dove innalzare la discarica per lo stoccaggio e la decantazione del fango residuato della lavorazione. La discarica, o bacino di decantazione, fu costruita nei prati di Pozzole. L’impianto di Prestavèl aveva una potenzialità di 200 tonnellate di tout-venant di miniera al giorno e lavorava in media 150 tonnellate al giorno. L’impianto era composto da una sezione frantumazione, una sezione macinazione, e una sezione flottazione. 
 
Negli anni Sessanta e Settanta lavoravano in miniera e presso gli impianti di trattamento circa 120 fra minatori, operai e tecnici. Per le maestranze specializzate che venivano da fuori regione, dalla Toscana e dall’Agordino dove la tradizione mineraria era radicata, fu costruito a Tesero un gruppo di 20 alloggi. Per gli altri dipendenti, per lo più operai non specializzati assunti in valle, fu realizzato un servizio di trasporto con pullman riservato che collegava i vari paesi della valle, nei quali risiedevano gli operai, con i piazzali della miniera.
 
L’impianto di Prestavèl fu utilizzato da Montedison, subentrata a Montecatini nel 1967, per lavorare anche la roccia estratta dalle miniere di Monte Quaira-Kooreck e di Case a Prato-Wieserhof in Val d’Ega, in provincia di Bolzano. Prealpi Mineraria, subentrata nella concessione mineraria nel 1980, utilizzò l’impianto per lavorare anche la roccia estratta dalle miniere di Corvara-Rabenstein, di Vallarsa-Brantental in provincia di Bolzano e di Torgola in provincia di Brescia.
La miniera e l’impianto sono stati chiusi dopo la catastrofe del 19 luglio 1985.
 
 
La flottazione
La flottazione è un procedimento per separare il minerale utile dalla roccia priva di valore commerciale, detta anche sterile. Il procedimento di flottazione viene utilizzato per molti minerali, fra i quali anche la fluorite. La flottazione si basa sulla proprietà dei minerali ridotti in polvere finissima di aggregarsi o meno all'acqua, aiutati in questo dall'aggiunta di particolari sostanze chimiche. 
 
Il procedimento di flottazione è preceduto dalla macinazione finissima del materiale grezzo che viene eseguita mediante frantoi e mulini (prima a secco e poi con l’aggiunta di molta acqua), fino a ridurlo in particelle microscopiche. La torbida così ottenuta, molto liquida, viene mandata alle vasche di flottazione.
Iniettando aria nel bagno di flottazione si provoca una densa schiuma e, con l'aggiunta di idonei reagenti chimici, si fa in modo che le particelle rimaste asciutte (idrofobe) si aggreghino alle bolle di schiuma e salgano in superficie (si tratta del minerale commercialmente utile che viene fatto “flottare” o galleggiare), mentre quelle che, per loro caratteristica, non hanno subito l'azione dei reagenti (gli scarti della lavorazione) restano bagnate (idrofile) e precipitano sul fondo della vasca.
Il residuo di questo processo, un fango molto liquido, viene convogliato con un tubo ai bacini di discarica e decantazione.
 
I bacini di decantazione
I bacini di decantazione sono discariche minerarie per la decantazione dei fanghi residuati della lavorazione del minerale mediante flottazione o lisciviazione. Servono per il deposito, la consolidazione e lo stoccaggio degli scarti della lavorazione mineraria e per il recupero dell’acqua utilizzata nella lavorazione.
 
La struttura arginale prevede alla base un primo rilevato di altezza e di spessore contenuti, la cui funzione è quella di fornire una fondazione all'argine che su di esso verrà sopraelevato e di costituire una base filtrante per l'argine stesso. Sopra all'arginello di base viene via via a sovrapporsi il cosiddetto “addensato del ciclone”.
La torbida proveniente dall’impianto di flottazione viene immessa in una macchina, chiamata ciclone o idrociclone, che separa per centrifugazione i granuli più grossolani da quelli più fini. Con la sabbia più grossa viene costruito l'argine, la cui funzione di contenimento è molto modesta in relazione alla natura autoresistente dei fanghi residui una volta consolidati, mentre il resto della torbida viene convogliato nel bacino per la decantazione e il recupero dell’acqua utilizzata nella lavorazione.
Dopo essere passata per il ciclone ed aver ceduto le particelle più grosse con le quali si costruisce l'argine, la torbida, costituita per il 95 per cento da acqua e dai materiali più fini, viene fatta affluire all'interno del bacino. Dopo aver ceduto per gravità le frazioni solide in sospensione, che vanno a depositarsi sul fondo del bacino, l'acqua si dirige lentamente verso le torrette di sfioro e defluisce attraverso la conduttura di scarico. Man mano che il fondo dei bacini cresce, viene chiusa l'apertura di sfioro fino a quel momento utilizzata in modo che l'acqua affluisca verso l'apertura a monte.
 
L'accrescimento degli argini può avvenire secondo tre metodi diversi: il metodo “a monte”, il metodo “a valle” e il metodo “centrale”. Col metodo a monte lo scarico di sabbia dal ciclone avviene tutto e progressivamente verso monte, verso cioè l'interno del bacino; col metodo a valle lo scarico avviene verso valle, cioè verso l'esterno del bacino; col metodo centrale esso avviene in parte a monte e in parte a valle. Il metodo a monte è il meno idoneo per la stabilità del rilevato che peggiora man mano che aumenta la sua altezza, giacché, crescendo, l'argine viene a poggiare sui limi all'interno del bacino in gran parte non ancora consolidati.
 

I bacini di decantazione a monte di Stava
Il primo bacino di decantazione a servizio dell’impianto di flottazione della miniera di Prestavèl fu costruito nel 1961 in località Pozzole, sul versante del monte Prestavèl che sovrasta la Val di Stava, su un terreno acquitrinoso con pendenza media del 25 per cento. Il fango residuato della lavorazione veniva portato al bacino di decantazione mediante una conduttura lunga circa 400 metri. Il bacino di decantazione entrò in esercizio nel 1962. 
 
Per costruire il primo bacino di decantazione Montecatini acquistò nei prati di Pozzole diverse particelle di terreno di proprietà privata ed una particella di proprietà comunale. L’argine di valle del secondo bacino fu costruito su terreno di proprietà di Montedison, che era subentrata a Montecatini nella concessione mineraria e nella proprietà dei terreni. I successivi ampliamenti del secondo bacino furono realizzati con occupazione di suolo pubblico di proprietà del Comune di Tesero e con l’esbosco del terreno che veniva man mano occupato con il deposito dei fanghi residuati della lavorazione.
 
Il primo bacino venne predisposto con la costruzione di un arginello di partenza (cosiddetto “rilevato di base”) costituito da terreno di scavo, da un letto filtrante di fascine e blocchi di basalto e ancorato al terreno naturale mediante un pettine in cemento armato. Sopra questo arginello di base venne poi via via innalzato l’argine in sabbia. L’argine fu elevato con il sistema a monte. Nel 1969 il primo bacino aveva raggiunto un'altezza di oltre 25 metri.
 
Il secondo bacino di decantazione fu costruito nel 1969. L’argine di base fu impostato a monte del primo bacino, senza ancoraggio e senza alcun elemento drenante. L’argine fu innalzato inizialmente con il sistema centrale: man mano che il rilevato cresceva l’argine si allargava anche verso valle e venne a poggiare sui fanghi del bacino inferiore. Successivamente l’argine fu edificato con il sistema a monte. 
Le condutture di sfioro erano state poste all'interno dei bacini e fuoriuscivano attraverso gli argini. L’acqua veniva restituita al torrente Stava. 
 
Dal 1978 al 1982 le discariche non vennero alimentate. Al momento del crollo i bacini erano alti complessivamente oltre 50 metri e contenevano circa 300 mila metri cubi di materiale. Gli argini avevano una pendenza di 39 gradi.
L’area che ospitava i bacini di decantazione è stata completamente bonificata alcuni anni dopo il crollo. Dei pannelli informatori e un idrociclone, posto su un cumulo di sabbia ciclonata, ricordano l’attività di deposito e stoccaggio dei fanghi residuati della lavorazione mineraria alla quale l’area fu adibita negli anni dal 1962 al 1985.
 
 
Altri documenti e riferimenti:
 
Mappa di miniera della Società Fluormine con pianta e prospetto delle gallerie. Nella parte bassa della pianta sono ancora visibili gli imbocchi occidentali che uscivano sulla Valle del Rio Gambìs. In particolare presso quello di quota 1787 (in colore rosa) è ancora riportata la stazione di carico della teleferica rimasta in funzione fino al 1961.
 
Archivio fotografico "Lombardia beni culturali" dove sono catalogate 20 fotografie con soggetto "Prestavel"
 
Archivio multimediale della Fondazione Stava 1985 Onlus
 

Fonti:

"Miniera di Prestavel" - Angelo Morra e Luciano Vighi - inserito nel volume "L'industria mineraria nel Trentino - Alto Adige" a cura di G. Perna 

Stava | Tesero: la ricostruzione e la memoria (1985-2010) - Capitolo "L'attività mineraria in Val di Stava" curato da Graziano Lucchi

"Metodo di lavorazione della fluorite" - Memoria di Carlo Alberto Spazzali

Distretto minerario e archivio PAT