L'antica miniera d'argento

Le prime indicazione riguardo l’attività mineraria in Val di Stava
 
Parlare di Stava significa anche andare con la memoria all’attività mineraria. In antico essa non era di competenza della Regola locale e nemmeno della Comunità di Fiemme, ma del Conte del Tirolo e del Principe Vescovo di Trento. Per quanto si sia ricercato, la documentazione riguardante l’attività mineraria in zona, se pur ve n’era, e andata purtroppo quasi completamente dispersa. 
 
Abbiamo solo un accenno di inizio Novecento, quando il teserano Elia Cristel chiese alla Rappresentanza Comunale di Tesero che per 20 anni gli fosse concessa la privativa per l’estrazione della fluorite in località Prestavèl; l’autorizzazione gli venne subito rilasciata, previo benestare dell’autorità forestale. Tale attività, certamente di modestissime dimensioni e con l’unico scopo di rimediare qualche entrata per la famiglia, non poté comunque avere alcun seguito, anche per i seguenti eventi bellici. 
 

Ci è pervenuta tuttavia un’importante indicazione del 1528. In quell’anno, durante il governo del Principe Vescovo Bernardo Clesio, che svolse un’intensa opera per determinare e rendere effettivi gli introiti a lui dovuti dai sudditi del principato, giunse in Fiemme un suo funzionario, Andrea Regio. Questi, con estrema pignoleria, si fece mostrare tutti i documenti e i privilegi della Comunità e delle Regole di Fiemme, contestandone spesso il contenuto, al fine di stendere un nuovo statuto e soprattutto un nuovo 
“urbario” (un’antica forma di catasto urbano), con la chiara intenzione di limitare il più possibile l’autonomia statutaria goduta dagli abitanti di 
Fiemme e pretendere il pagamento di nuove tasse, specialmente sulle attività maggiormente diffuse e lucrose: cioè sull’esportazione di legname, lana e carne. 
 
Dalle testimonianze verbalizzate in una riunione svoltasi a Predazzo appositamente sul tema delle miniere, che erano di competenza del Principe di Trento, emerge soprattutto che la tanto, ma erroneamente decantata attività mineraria in zona, che senz’altro in antico era stata intensa, nella prima meta del Cinquecento era pressoché inesistente, specie se confrontata con quella allora importantissima del Primiero. “I  commissari [vescovili] visitarono il Monte Viesena, che inizia all’altezza di Predazzo per estendersi verso Moena, a ridosso dell’Avisio, mentre sul versante opposto del torrente sono situate le montagne di Fiemme. Risulta che in quel monte (Mulat) risulta grandissima abbondanza di miniere di ferro, ma gli abitanti di Predazzo testimoniano che dalla miniera non si riesce ad ottenere  una massa di una consistenza sufficiente per poter essere lavorata. E’ però vero che in altri tempi in quel monte si ottenevano pur dei risultati, dato che vi sono i resti dei forni fusori. Anzi, raccontano i testimoni che alcuni imprenditori del principato di Bressanone avevano ottenuto una concessione per praticare in quel luogo attività mineraria e che erano riusciti a ricavarne del metallo utile. 
 
Dicono ancora che sul versante opposto del monte, sempre presso Predazzo, in località Boscampo, c’erano due miniere e che un minatore dipendente di tale Giovanni Gedolt, speziale di Bolzano, scavava dell’argento, ma che è morto da poco. Poi testimoniano che c’e un altro monte, dalla parte opposta del paese di Tesero, e precisamente nella Valle di Lagorai, con miniere d’argento, sopra le quali è situato il lago di Lagorai, che abbonda di pesci e che appartiene ai signor barone Giorgio Firmian." 
 
 
La miniera di Prestavèl 
 
"Infine vi sono delle miniere su un certo monte nel territorio di Varena, verso la Val Scura per ascendere all’Alpe di Pampeago; il signor Francesco Cazzano ed il signor Frate Alemanno vi fecero scavare delle miniere d’argento, mentre la fusione del minerale avveniva alla vicina Chiusa, con risultati soddisfacenti e con notevole guadagno. Ma poi, a causa della morte del minatore Biagio, loro socio, e di certi altri del Primiero l’attività venne a cessare". 
 
In conclusione, la storia ci parla di una Valle [di Stava]  di transito e collegamento molto frequentata dagli abitanti di Tesero, che vi praticavano le antichissime attività dell’agricoltura, della pastorizia e dell’allevamento. Nella parte più vicina al paese andarono sempre più aumentando nel corso dei secoli le attività artigianali che sfruttavano la forza del torrente, la cui portata d’acqua nel passato era molto maggiore dell’attuale: mulini, fucine, segherie. Nella parte superiore della valle si coltivava e si sfruttava il bosco, come ovunque in Fiemme, sia per ottenere la legna da fuoco, sia per ricavarne legname da costruzione e da commercio. L’attività turistica, oggi preponderante, risale all’inizio del Novecento. 
 
L’attività mineraria era presente in modo marginale, non certo tale da sconvolgere in modo così tragico l’ambiente e la vita dei valligiani, come purtroppo sarebbe accaduto quasi un millennio più avanti. 
 
 

Fonte: Stava 1985 una documentazione - Capitolo "STORIA" curato da Italo Giordani