Il lento declino (1976-2006)

Se gli anni Cinquanta del XX secolo furono contrassegnati dal pieno fulgore della coltivazione, della lavorazione e della commercializzazione della barite.
 
I primi anni Sessanta lanciarono un primo concreto segnale di declino. Accadde nel 1962, quando la ditta Maffei dichiarò esaurito il ricco e redditizio giacimento di barite coltivato in località Val Cornèra (a 1200 m slm). 
 
Questo primo segnale di finitezza non fu forse colto del tutto. Lo stabilimento di lavorazione della Maffei posto in paese a Darzo era nel pieno dell’attività. Competenze delle maestranze e macchinari furono ben presto riconvertiti e adattati per trattare altri minerali (feldspato, quarzo) provenienti da altre concessioni acquisite dalla Maffei in Val Rendena (Trentino), a Plaus (in Alto Adige) e in Valtellina (Lombardia).
 
Un nuovo, determinante, fatto avvenne tuttavia a metà degli anni Settanta (1975). Dopo alcuni tentativi falliti di diversificazione industriale, la ditta Sigma spa di proprietà della famiglia Cima abbandonò il giacimento di barite di Pice-Paèr e mise in vendita tutte le proprietà, incluso lo stabilimento posto a fondo valle, in località Sotto Vil, lungo la statale del Caffaro. Al limitare tra il territorio della comunità di Storo e Darzo. Un’area di oltre 20mila metri quadrati con edifici, macchinari, spazi aperti e una centralina idroelettrica.
 
L’acquirente fu il “collega della porta accanto”:  la ditta Mineraria Baritina di proprietà della famiglia Corna Pellegrini. Gli scopritori del primo giacimento di barite sulle montagne a ridosso di Darzo. Rafforzati dall’impiego di una nuova tecnica di coltivazione (detta “ripiena cementata”) e dall’approccio per così dire “lento” alla estrazione del minerale, i Corna Pellegrini nel gennaio del 1976 si avviavano a percorrere un altro trentennio di attività, coltivando barite nella concessione ora denominata Pice-Marìgole.  
 
Il lavoro stava cominciando a presentare delle difficoltà legate alla vecchiaia della miniera [di Marìgole, NdC], che aveva all’epoca circa settanta anni di attività. C’erano dei segni di cedimenti che rendevano sempre più difficile l’estrazione del minerale e la sicurezza dei lavoratori. Con la ripiena cementata si riempivano i vuoti prodotti dall’estrazione, realizzando delle spianate di calcestruzzo molto resistenti sotto le quali era poi possibile asportare il materiale avendo come calotta un cielo sicuro.
(testimonianza di Gianvittorio Tanghetti, imprenditore)
 
 
Riferimenti
Le testimonianze sono estratte da Ritratti di miniera: progetto di raccolta di memorie orali di ex lavoratori e lavoratrici e imprenditori delle miniere di Darzo.
http://www.minieredarzo.it/it/ritratti-di-miniera/
 
DOCUMENTI
Cartoline e immagini di Darzo e dintorni negli anni Sessanta con in primo piano gli stabilimenti delle tre principali ditte minerarie: la Maffei; la Mineraria Baritina e la Sigma.