Da contadini a minatori (1894-1924)

Dal 1894, anno che segna l’avvio della coltivazione della barite sui monti di Darzo, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914), in paese si erano già insediate due imprese minerarie.

Tuttavia il passaggio dalla civiltà contadina alla civiltà industriale non fu repentino. Sia per le persone che per le istituzioni.

Al comune di Darzo, che allora contava una popolazione di circa 500 abitanti, furono concessi in perpetuo i diritti di sfruttamento del minerale, che a sua volta assegnava per mezzo di un’asta al miglior offerente.

Inizialmente, si faticava forse a stimare il valore di mercato e l’importanza della estrazione di quel minerale, rispetto alle secolari e tradizionali produzioni agro-silvo-pastorali. Prova ne è il fatto che, per il “fitto malga” nel 1917, il Comune di Darzo chiedeva “Lire 700” e ancora nel 1920 per “fitto cava barite Lire 480”.

L’interruzione forzata dell’estrazione e lavorazione, a seguito dello scoppio della Grande Guerra (1914-1918), riprese con vigore, nei primi mesi dopo l’armistizio.

“Nel 1894, mio nonno Giacomo Corna Pellegrini, uno dei discendenti del trisavolo Giovanni Antonio, avendo avuto segnalazione che anche in Val Sabbia si erano ritrovati affioramenti di barite, giunse tra le montagne di Darzo, un piccolo comune del Trentino, laddove la lombarda Val Sabbia si incontra con la Valle del Chiese. Constatata l’effettiva presenza del minerale nella zona del Doss di Marigole (Marigule), forte dell’esperienza già maturata nel Bresciano, ottenne regolare licenza di ricerca ed escavazione di quel minerale dall’Imperial Regio Governo austriaco, di cui il territorio faceva allora parte. Aveva così inizio la nuova, lunga vicenda mineraria di questo territorio, poi arricchitosi, per iniziative di aziende diverse, anche delle miniere di Val Cornèra e di Pice, sullo stesso versante occidentale della valle, con i rispettivi stabilimenti sul fondo valle, per la lavorazione del minerale.”

(dalla testimonianza di Giacomo Corna Pellegrini, imprenditore)

“Mi ricordo che ancora all’inizio (nel 1904 circa, NdC), il Maffei detto il Barba è stato aiutato dalla Cassa Rurale per iniziare i lavori di estrazione della barite. Sono entrati in società anche due soci di Darzo, Beltrami e Zanetti, che poi finita la seconda guerra sono stati pagati fuori ed è rimasto solo il Maffei.”

(dalla testimonianza di Ferruccio Marini, panettiere)

 

Riferimenti

Le testimonianze sono estratte da Ritratti di miniera: progetto di raccolta di memorie orali di ex lavoratori e lavoratrici e imprenditori delle miniere di Darzo.

www.minieredarzo.it/it/ritratti-di-miniera/

 

DOCUMENTI

Comune di Darzo – Esercizio Anno 1919 – Riscossione canone fitto cave di barite e malga