I mulini

NOTE INTRODUTTIVE

Non è possibile stabilire con precisione l'epoca in cui furono costruiti i primi mulini ad acqua sul rio Stava, ma la loro comparsa risale certamente a molti secoli fa, se già nel 1378 lo Stava è indicato come "rio dei mulini" in una pergamena conservata nell'archivio comunale di Tesero.

Da allora nei documenti consultati essi figurano più volte ed in numero rilevante - ad esempio se ne contano nove nel Libro d'Estimo della Regola di Tesero del 1789 ed ancora nove nell'elenco delle proprietà edificiali di Tesero del 1858 -, ma di essi soltanto sette sono chiaramente individuabili e risultano attivi verso la fine del XIX secolo.

Si è ritenuto perciò opportuno concentrare l'attenzione su questi ultimi, cercando di ricostruire per sommi capi e fin dove era possibile la loro storia e la loro fisionomia in altrettante schede informative.

Un piccolo spazio di questa sezione è stato inoltre riservato ad altri due tipi di impianto che non erano destinati alla lavorazione dei cereali, ma erano in qualche modo legati ai mulini e, diversamente, sarebbero stati esclusi dall'indagine. Si tratta del trinciaforaggi del Vèsü e dei macchinari per la follatura dei panni, cui sono dedicate due brevi schede informative.

Il materiale fotografico originale che è stato possibile reperire non è abbondante, perché i mulini ad acqua, a seguito dei mutamenti via via verificatisi nella vita economica e sociale del paese e della valle, furono gradatamente abbandonati già a partire dall'inizio del Novecento e l'attività dei superstiti non andò oltre gli anni Cinquanta. Contribuisce pur esso tuttavia a ricostruire anche visivamente l'immagine di una valle alquanto diversa da quella che vediamo oggi, stimolando la riflessione sul nostro passato e sul cammino percorso fino al presente, un cammino che trova riscontro anche nei cambiamenti della toponomastica e della parlata locale.

Riguardo alla toponomastica è il caso di osservare che i mulini si concentravano nella parte bassa della valle del rio Stava e precisamente in località Cortàl subito a valle del ponte sul quale passava la strada commerciale di Fiemme e a monte dello stesso nel rione delle Rü, percorso dalla via che, partendo dallo stradone ad ovest del ponte, accompagnava a ritroso il torrente e si chiamava appunto Via dei Mulini. Dopo il 1985 questa strada è stata ricostruita, ampia e scorrevole, non tanto per servire le poche case rimaste, quanto piuttosto per favorire il collegamento con le stazioni turistiche di Stava, Pampeago e Lavazé, evitando l'attraversamento dell'abitato di Tesero, ed oggi sempre meno viene indicata con la vecchia denominazione di Via dei Mulini e sempre più con quella storicamente meno significativa di "circonvallazione".

Quanto alla parlata locale, numerosi sono i termini dialettali legati ai mulini che sono scomparsi insieme con essi dal nostro vocabolario e che sono stati ricuperati a fatica nella presente ricerca. Al riguardo si precisa che, tenendo conto delle finalità non strettamente linguistiche di questo lavoro e della prevalente destinazione a lettori locali, si è ritenuto opportuno adottare una scrittura che ne suggerisca una pronuncia non troppo lontana da quella reale, ma che non è del tutto ortodossa dal punto di vista linguistico. Si perdonino quindi le imprecisioni e si tengano presenti le indicazioni essenziali che seguono:

  • l'accento tonico è stato segnato, di norma, sulle parole con più di una sillaba;
  • per le sillabe toniche contenenti la vocale "e" o la vocale "o" si è indicata la pronuncia aperta con l'accento grave (es.: polènta, palòta) e la pronuncia chiusa con l'accento acuto (es.: méo, prezól);
  • il suono intermedio tra la vocale "o" e la vocale "e" è stato indicato con "ö" (es.: fögolàr);
  • il suono intermedio tra la vocale "u" e la vocale "i" è stato indicato con "ü" (es.: capüzàra);
  • per le consonanti "c" e "g" si è mantenuta la scrittura italiana, ricorrendo a "ch" ed a "gh" per indicare la loro pronuncia aspra davanti alle vocali "i" ed "e", pronuncia che da noi non è aspirata; la consonante "c" dolce in finale di parola è stata indicata con "c" (es.: Cèc, Zòc).

 

 


A chiusura di queste note introduttive si ricorda che la sezione della mostra riguardante i mulini è stata curata dagli alunni della classe II/A dell'anno scolastico 1985/86 sotto la guida degli insegnanti Paolo Deflorian e Flavio Matordes.

Le ricerche d'archivio sono state effettuate dal prof. Italo Giordani.

Buona parte delle notizie è stata raccolta attraverso interviste effettuate presso numerose persone del paese, altre sono state desunte da documenti conservati nell'archivio comunale di Tesero e presso privati. Ai fini della presente ricerca sono stati inoltre consultati i seguenti testi:

     AA.VV., Tesero.Immagini del passato, Ed. Cassa Rurale di Tesero, 1979;

     Boninsegna, Dialetto e mestieri a Predazzo, Ed. Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all'Adige e Cassa Rurale di Predazzo e Ziano di Fiemme, 1980;

     Mondo Ladino, Bollettino dell'Istituto Culturale Ladino, Anno VII, N° 1-2. 1983.

Di particolare importanza è stata la collaborazione del signor Emilio Zeni per le informazioni tecniche sui mulini e della signora Teresa Delugan Deflorian per le notizie riguardanti il lavoro del mugnaio.

Le fotografie sono state in parte reperite presso l'archivio della Cassa Rurale di Tesero e Panchià, in parte ricavate da originali messi gentilmente a disposizione da privati.