L’epopea dell'oro bianco

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Darzo, il paese oggi parte integrante del Comune di Storo (val del Chiese - Giudicarie) situato a 409 m sul livello del mare, su un conoide che si affaccia, in destra orografica, sulla piana attraversata dal fiume Chiese pochi chilometri prima di sfociare nel Lago d’Idro e quindi in terra lombarda, ha alle spalle oltre un secolo di storia mineraria.

Un recente passato

Le cronache ci dicono che tutto iniziò nel 1894. Quando sulle montagne sovrastanti il paese, in località Doss de Marìgole, a circa 1000 metri sul livello del mare, fu avviata dalla impresa della famiglia Corna Pellegrini, industriali del ferro provenienti da Pisogne in Val Camonica (Brescia), la coltivazione di una pietra che affiorava dal terreno, in mezzo ai boschi. Un minerale dal colore bianco, a tratti smagliante.

Fu l’avvio di una epocale trasformazione economica, sociale e ambientale che proiettò progressivamente la comunità di Darzo e i paesi circostanti dai ritmi e riti della società rurale al sistema di vita e di lavoro della civiltà industriale.  

Il culmine dell’epopea mineraria, che ha attraversato tre secoli (1894-2009), è stato raggiunto tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento, quando Darzo divenne il più importante centro italiano di coltivazione, estrazione e lavorazione del Solfato di Bario naturale (BaSO4), più comunemente noto come baritina o Barite.

Nel corso degli anni, le imprese minerarie raddoppiarono di numero, con una costante, gli imprenditori più di successo furono tutti di provenienza lombarda.

Per le diverse mansioni necessarie alla coltivazione in miniera e alla lavorazione della barite negli stabilimenti costruiti appositamente in paese furono impiegati centinaia di lavoratori e lavoratrici. Attingendo a manodopera locale, donne e uomini esperti contadini che appresero nuovi mestieri e mansioni, ma anche attirando manodopera specializzata da altre zone.

Grazie all’indotto generato dalle attività minerarie nacquero nuove piccole e medie imprese artigiane, molte delle quali sono tutt'oggi radicate nel tessuto economico locale.

Dalla fine degli anni settanta del Novecento, inesorabile iniziò la fase di declino dovuto essenzialmente alla conclusione del ciclo di vita dei giacimenti e alle difficoltà di riconversione industriale.

Il presente e il futuro

A 120 anni dalla scoperta della barite e cinque anni dopo (2009) la chiusura dell’ultimo giacimento del cosiddetto “oro bianco”, si è nel pieno della fase post industriale, che coincide anche con la grande svolta economica e crisi in atto.

La comunità di Darzo sta vivendo oggi una nuova trasformazione. Si interroga sul presente e sul futuro.

In queste pagine, per mezzo di documenti d’archivio e immagini inedite, racconti e memorie orali dei protagonisti, ricostruiremo i tratti salienti delle trasformazioni avvenute e di quelle in atto riferite alla “epopea dell’oro bianco”.


Riferimenti:

www.minieredarzo.it

 

DOCUMENTI

Cartolina di Darzo con sullo sfondo il Doss de Marigole (1945 ca.)