Le attività in val di Stava

L’area di questo sito web che porta il titolo “Dove Stava una valle” contiene, tra l’altro, le sezioni di dettaglio che riprendono, integrandoli, i contenuti e le immagini di una mostra storico-fotografica riguardante le attività economiche che si svolgevano in passato lungo la valle percorsa dal torrente Stava a partire dall’abitato di Tesero fino alla conca di Stava.

 

La storia di questa mostra inizia nell'autunno del 1985, dopo i fatti tragici di Stava del 19 luglio, come ci descrive con dovizia di particolari il professor Paolo Deflorian, uno degli insegnanti della scuola media “G.Alberti” di Tesero che la ideò e realizzò insieme a colleghi ed alunni, nella presentazione che ne fece nel giugno del 2007 quando fu inaugurata a Stava presso il Centro di Documentazione.

 

“Molti di voi si chiederanno chi sono e a che titolo partecipo a questa vostra festa ecologica di fine anno.

Ebbene, mi chiamo Paolo Deflorian, sono di Tesero e fino ad un paio di anni fa ho insegnato lettere nella vostra Scuola Media, come sanno bene gli alunni dell’attuale classe terza B.

Sono qui, perché la mostra che stiamo per inaugurare è stata allestita dalla Scuola Media di Tesero su proposta della Fondazione “Stava 1985” e si doveva trovare qualcuno che spiegasse in che cosa consiste, come è nata ed a quale scopo è stata realizzata. Così il prof. Matordes mi ha pregato di assumere questo compito, dal momento che conoscevo la materia, avendo collaborato fin dalla prima ora all’iniziativa.

Fatta questa doverosa premessa, entro direttamente in argomento riprendendo ciò che ebbi a dire in un’occasione analoga nel 1995 con i necessari adattamenti ed aggiornamenti, perché da allora sono passati parecchi anni.

 

La mostra che state per visitare riguarda le attività economiche che si svolgevano in passato lungo la valle percorsa dal torrente Stava a partire dall’abitato di Tesero fino alla conca di Stava, dove ci troviamo, e non è nata ieri, ma ha una storia piuttosto lunga che è giusto ricordare, almeno per sommi capi.

Essa inizia nell'autunno del 1985, dopo i fatti tragici di Stava del 19 luglio. Il primo giorno di scuola, infatti, mancavano all'appello non pochi alunni delle classi seconda e terza: Giuliana Delladio, Alessandro Paluselli, Claudio Pojer, Leonardo Vinante e Massimiliano Zeni. Riccardo Deflorian e Patrizia Vinante erano iscritti e avrebbero dovuto frequentare la prima classe. Mara Collina e Carlo Pojer avevano ottenuto da qualche mese la licenza media. E tra le vittime si dovevano contare tanti ex alunni passati sui banchi della nostra scuola negli anni precedenti.

Noi non potevamo passare sotto silenzio un fatto così grave per l’istituzione e per il paese, perché la massa di fango precipitata dai bacini della miniera di Prestavèl non si era limitata a travolgere ed uccidere ben 268 persone, ma aveva sconvolto un' intera valle, cancellando case, al­berghi, opifici, e tutto quanto ricordava secoli e secoli di vita e di lavoro.

Dopo aver esaminato varie proposte, dunque, il Collegio dei Docenti decise di avviare una ricerca che, coinvolgendo tutta la Scuola, portasse i ragazzi a ricostruire la storia della Valle di Stava attraverso le attività che in essa si svolgevano, partendo dal recente passato e risalen­do indietro nel tempo, in modo da cogliere, per quanto possibile, il senso della continuità della storia e in modo da ricuperare al­la memoria quanto era stato tolto agli occhi.

 

Dalla ricerca alla mostra il passo fu breve e, dopo un impe­gnativo lavoro di pianificazione dell'attività, prese avvio l'ini­ziativa con interviste, indagini d'archivio, raccolta di materiale documentario e iconografico, plastici, mappe, modelli, che vide impegnati vari insegnanti, gli alunni ed il personale ausi­liario, sotto la direzione del preside di allora, dott. Cornelio Moresco. Tutto il paese fu in qualche modo coinvolto e l’Amministrazione Comunale e la Cassa Rurale fornirono il loro indispensabile supporto.

La preparazione della mostra fu un lavoro notevole, anche sotto il profilo didattico ed edu­cativo, che consentì di sottolineare continuamente l'esigenza del­la corretta gestione del territorio, un’esigenza generalmente sentita e rispettata in passato, quando l’uomo dipendeva maggiormente dalla natura, e sempre più trascurata e calpestata negli ultimi decenni per la logica spietata del profitto, resa più pericolosa dalle possibilità di intervento fornite dalla moderna tecnologia.

La mostra venne allestita presso l'auditorium della Scuola Me­dia ed aperta al pubblico una prima volta dal 26 marzo al 6 aprile 1986 e una seconda volta nel corso dell’estate.

 

L'anno seguente, nel mese di maggio, l’esposizione fu portata a Pavia su richiesta dell'Assessorato all'Istru­zione di quella città.

 

Nel 1995 la Scuola sentì il dovere di ricordare con qualche ini­ziativa particolare il decimo anniversario della sciagura di Sta­va, anche perché gli insegnanti avevano notato che gli alunni non sapevano molto di ciò che era successo a Tesero nel 1985 ed ancor meno di come era la Valle di Stava prima di quell'anno. Non era da fare loro una colpa: nel 1985 i più grandi avevano quattro, cinque anni e i più giovani due o tre. Si giunse così alla conclusione che il ricupero della mostra sulle attività del passato nella Valle di Stava fosse la via più percorribile, quella che allargava e consolidava il ricor­do, consentendo nel contempo di ricuperare un patrimonio culturale che rischiava di essere dimenticato.

Tutti gli insegnanti si dichiararono nuovamente disponibili a collaborare. Riguardo agli alunni, già impegnati in altre iniziative, si pensò di coinvolgerli marginalmente nella fase di allestimento.

Fu chiesto e prontamente ottenuto il sostegno finanziario della Cassa Rurale ed il supporto del Comune. Anche l'Associazione Sinistrati VaI di Stava accolse con molto favore la notizia della nostra iniziativa e garantì il suo appoggio e il Comitato Ma­nifestazioni Locali offrì la sua preziosa colla­borazione organizzativa.

Gli insegnanti che si occuparono direttamente della cosa, dopo aver esaminato il vecchio materiale, decisero di rifare tutte le parti scritte, correggendo, integrando, sviluppando, trascrivendo al computer tutti i testi per consentire al visitatore una lettura più agevole e per dare alla mostra una veste più dignitosa. Per un'ulteriore documentazione fecero ricorso a nuovi informatori (quelli precedenti erano infatti in gran parte scomparsi) e da parte di tutti ci fu buona collaborazione.

La mostra fu inserita nel programma delle manifestazioni per il decimo anniversario della tragedia di Stava e fu allestita in paese nei locali della vecchia sede della Cassa Rurale che danno su Piazza Cesare Battisti (ora impiegati provvisoriamente come uffici comunali),

Rimase aperta dal 5 al 10 giugno e dal 9 al 22 luglio 1995, ottenendo un notevole successo.

 

Nell’autunno di quell’anno la mostra fu allestita a Longarone, in provincia di Belluno, dove nel 1963 si erano verificati i terribili fatti del Vajont, e vi rimase dal 7 al 22 ottobre.

Poi fu smantellata e accantonata.

 

Alcuni mesi fa il dottor Graziano Lucchi, presidente della Fondazione “Stava 1985”, chiese alla Scuola Media se poteva rimettere in piedi, questa volta presso il centro di documentazione in cui ci troviamo, l’esposizione sulle attività del passato in Val di Stava. Il professor Flavio Matordes, dopo una rapida ricognizione di quanto rimaneva nell’archivio della scuola, ritenne che si potesse aderire alla proposta e con la collaborazione dei colleghi Cesare Rizzoli e Adriano Zanon, degli ex colleghi Italo Giordani e Paolo Deflorian e della vicepreside Stefania Deflorian, avviò il lavoro di preparazione. Subito si presentò il problema della scelta del materiale da esporre, in quanto lo spazio a disposizione era limitato. Si dovette quindi procedere al ridimensionamento delle varie sezioni, sacrificando in qualche caso documenti scritti e fotografici di un certo interesse. Il materiale scelto fu rivisto nei testi e nelle immagini. E in questi ultimi giorni, dopo un’attenta valutazione di tutte le possibili soluzioni, si è proceduto all’allestimento della mostra, la quale risulta inevitabilmente condizionata dalle dimensioni della sala che la ospita sia nel percorso sia nella sistemazione dei cartelloni.

 

L’esposizione porta sempre il titolo originario “La Valle di Stava nelle attività passate” e si articola in alcune sezioni contraddistinte dal diverso colore dei cartelloni che fanno da supporto al materia­le esposto.

Partendo da sinistra, per chi entra nella sala, e procedendo in senso orario, si trova in primo luogo la descrizione e la documentazione per testi ed immagini della centrale idroelettrica, della cartiera e degli alberghi, che segnano il trapasso da un’economia agricola e silvo-pastorale ad un economia mista dove il turismo assume un’importanza sempre più rilevante. Segue la sezione dedicata ai “masi”, i numerosi rustici distribuiti sul territorio da Tesero a Stava, la cui storia si perde indietro nel tempo. Vengono poi i cartelloni riguardanti le fucine e le mascalcìe, la “chenàra”, ovvero l’essicatoio per l’estrazione dei semi di conifera dalle pigne (dette localmente “chèni”, da cui il nome della fabbrica), e poi ancora le segherie veneziane, le falegnamerie e la torneria, opifici diversi distribuiti lungo il corso del torrente per sfruttarne la forza motrice. L’ultima sezione è dedicata ai mulini ad acqua, la cui comparsa risale a molti secoli fa, stando ad una pergamena del 1378, conservata nell’Archivio Comunale di Tesero, nella quale il rio Stava è indicato con il nome di “rivus molendinorum” ovvero “rio dei mulini”.

La mostra si chiude con la copia fotografica di un documento del 1269 contenente il più antico riferimento finora rinvenuto al nome ed alla collocazione geografica della Val di Stava, il quale testimonia con altre carte la frequentazione e “l’intenso e consuetudinario sfruttamento agricolo, pascolivo e boschivo” di questo territorio, “indispensabile per l’economia locale” da tempi remotissimi, come scrive il professor Giordani in “Stava 1985. Una documentazione”, il libro pubblicato dalla Fondazione omonima nel 2003.      

L’esposizione è completata dai modelli fedeli e curati fin nei minimi particolari del mulino ad acqua di tipo fiemmese, della segheria veneziana e della fucina, realizzati con amore, con competenza e con infinita pazienza da Emilio Zeni di Tesero, ormai scomparso, e messi gentilmente a disposizione dai familiari.

 

Scorrendo gli elenchi di opifici, masi, molini, segherie, osservando i documenti e le fotografie dell’esposizione, sembra quasi che il rio Stava ci racconti la lunga, lunghissima sto­­ria delle fatiche di molti uomini. Essi lo hanno cercato come alleato per superare le dif­fi­coltà di una vita grama ed attraverso il loro instancabile lavoro in armonia con l’ambiente hanno contribuito allo sviluppo del paese ed al raggiungimento dell’attuale benessere.

Poi in tempi recenti - sembra sempre raccontarci il rivo - è giunto il grande capitale, è stata aperta una miniera, sono nati i bacini, sono cresciuti a dismisura e alla fine sono crollati, come doveva accadere. Non per fatalità, ma perché l'uomo, accecato dalla logi­ca del profitto, ha dimenticato la prudenza e non ha saputo e vo­luto valutare adeguatamente i rischi che l'alterazione dell'asset­to del territorio può comportare per l'ambiente e per quanti vi abitano. In venti anni si è costruito un mostro capace di distrug­gere in pochi minuti ciò che era stato realizzato in molti secoli.

Il rio Stava potrebbe dirci di aver fatto anche lui i capricci e di essere stato, a volte, causa di danni e di disagi, come nell'alluvione del 1882. Ma queste calamità naturali hanno avuto esiti che, seppure pesanti, appaiono modesti, se confrontati con quelli provocati dall'uomo negli stessi luoghi poco più di vent’anni fa.

Non possiamo trascurare questa lezione, se vogliamo guardare al futuro con speranza.

Il 19 luglio 1985 insegna che si deve mettere l'uomo prima del profitto, che la natura va compresa e rispettata, se vogliamo il vero bene dell'umanità che di essa è parte.

Con questo ho finito.

Vi ringrazio per l’attenzione ed esprimo la speranza che la mostra incontri il vostro favore, contribuisca ad allargare le vostre conoscenze sulla nostra terra e sul nostro passato ed accresca in voi per questa via il rispetto e l’amore per tutto il creato.  “

 

I documenti e le fotografie della mostra originale del 1986, le integrazioni apportate nel 1995 e tutto il materiale raccolto sia esposto sia archiviato in magazzino sono stati completamente digitalizzati nell’ambito del progetto “Sottosopra” e pubblicati nelle sezioni di questo sito web. Il tempo ormai ha lasciato le sue tracce sui cartelloni realizzati dagli studenti di allora e, senza questo accurato lavoro di recupero, il rischio che tutto venisse perduto era molto alto. I documenti e le fotografie originali sono comunque conservati presso gli enti o i privati che allora ne avevano permesso la riproduzione. Averne ora copia completa in formato digitale ne permetterà sicuramente una consultazione più agevole.

Ai contenuti della mostra si aggiungono documenti e informazioni riguardanti l’attività minerara sul monte Prestavèl.

Presso il Centro di Documentazione a Stava verrà esposta una sintesi del lavoro, stampata su pannelli rinnovati nei contenuti e nella grafica.